La via della Pace è la via dell’Amore

Troppo spesso nello zen ci si concentra sull’impermanenza, sulla non sostanzialità dell’io e ci si dimentica di parlare dell’Amore, non dell’amore passionale, sessuale, ma dell’Amore gentile di quell’amore che si prova per tutti gli esseri sensibili dell’amore universale.

Nella scuola buddista esistono le quattro virtù buddiste o le quattro immisurabili, emozioni divine, sublime attitudini dette brahmaviharanas. Esse sono l’amore gentile o la benevolenza (metta), la compassione (karuna), la gioia empatica (mudita) e l’equanimità (upeksa).

Un buon praticante le dovrebbe coltivare ogni giorno, perché oltre a creare gioia ed armonia intorno, rendono felici chi le pratica, dando un senso di gioia e benessere che prova colui che dà senza alcun desiderio di ottenimento.

Nel Karaniya Metta Sutta il Buddha espone la sua visione dell’amore universale e dice che tutti coloro che praticano il bene e conoscono la via della pace dovrebbero comportarsi come segue:

– “essere abili e retti”, colpisce molto la parola abile, che evoca gli abili mezzi del Buddha che se non fossero accompagnati dalla rettitudine potrebbero diventare pericolosi, abili, per praticare la via della pace bisogna essere abili per affrontare gli innumerevoli ostacoli che si pongono sul sentiero della pace e solo con l’abilità affiancata dalla rettitudine si possono rimuovere con saggezza le impervietà della via;

– “chiaro nel parlare”, le ambiguità portano a cattiva comprensione e spesso vengono usate per nascondere noi stessi, o la nostra ignoranza, piuttosto che per gentilezza nei confronti dell’altro, quando non parliamo chiaro non siamo sulla via della pace;

– “contento e facilmente appagato”, chi è nel retto sentiero non ha molti desideri, solo quei bisogni basilari (magiare, bere, riposare, un sano affetto) che si soddisfano con poco, quando si hanno troppi desideri allora anche la felicità è difficile da raggiungere;

– “non oppresso da impegni e di modi frugali” e credo che queste parole risuonino come un monito in molti di noi che sono oberati di impegni e vivono una vita sempre più frenetica e che ci allontana dalla vera felicità;

– “calmo e discreto, non altero o esigente” spesso vogliamo essere sopra gli altri per acquisire certezze e prestigio e questo ci rende alteri arroganti, facendoci perdere la nostra discrezione e calma, il Buddha ci riporta chiaramente allo stato originario, non c’è nulla da ottenere, nulla è mancante, non c’è bisogno di apparire o di elevarsi sopra gli altri, anzi quando lo facciamo ci allontaniamo dalla pace e portiamo disarmonia. Rimaniamo calmi, centrati, pochi bisogni facili da realizzare, nulla di impossibile da raggiungere questo è il modo per essere felici e per creare quell’armonia ed amore universale con gli altri, d’altra parte basta provare il contrario per vedere cosa succede;

– “incapace di fare ciò che il saggio poi disapprova” cioè agire con saggezza in ogni momento, i rimorsi ed i rimpianti ci legano al passato e ci allontanano dalla felicità

Nei primi versi il Buddha non parla di amore universale ma di come essere felici, è come se l’unico modo di amare, premessa imprescindibile per essere gentili, sia quello di essere felici. D’altra parte quando si è calmi si trasmette calma, quando si è gioiosi si trasmette gioia, il capitano sicuro trasmette sicurezza, il guerriero coraggioso trasmette coraggio, l’uomo di pace trasmette pace.

Dopo aver parlato di come raggiungere il benessere, la pace interiore, il Buddha augura a tutti gli esseri di essere felici e sicuri, sicuri perché la sicurezza del corpo anche se effimera è uno di quei bisogni essenziali che se non soddisfatti come la fame o la sete o l’affetto, diventa un ostacolo al raggiungimento della pace.

Poi l’augurio del Buddha si estende a tutti gli esseri sensibili siano essi deboli o forti, grandi o possenti, alti medi o bassi, visibili e non visibili, vicini e lontani, nati e non nati. Questi versi sono straordinari! Proviamo a viverli e ad augurare il benessere e la pace a tutte le persone, non solo ai nostri cari, ma anche ai nostri nemici a quelli che ci hanno fatto del male o che invidiamo. Proviamo ad augurare il bene a coloro che intralciano il nostro ego che sia carriera, realizzazione, felicità. Ci rendiamo conto che spesso è facile augurare benessere ai nostri cari, perché li vediamo parte di noi, è come se ce lo augurassimo a noi stessi, mentre è più difficile augurarlo ai figli del nostro peggior nemico, perché vorrebbe dire aumentare gli ostacoli del nostro ego. Quante è difficile augurare benessere alle persone sporche, ai margini della società, che puzzano e che ci maledicono o quanto è difficile augurare benessere a colui che ha rubato, ucciso, stuprato. Eppure l’amore universale non vede barriere, si posa su tutti come il sole illumina tutto senza distinzioni. Spesso ci comportiamo come se questo mondo finisse con la nostra morte, ma se si augura il bene a quelli che nasceranno allora si rispetta l’ambiente perché si vuole dare un ambiente migliore a coloro che verranno. Le parole del Buddha, brevi e poetiche, racchiudono l’essenza dell’amore universale, la mente che non distingue, la realizzazione di un ego non sostanziale, non distinto dagli altri.

Poi ci mette in guardia da quelle emozioni ed atteggiamenti che ci ostacolona la via e che possono essere viste come spie che in quel momento non stiamo praticando l’amore universale ed allora è meglio stare fermi. Nessuno – dice – inganni l’altro, lo disprezzi, provi odio od ira o ne auguri il male.

L’amore verso tutti deve essere come quello di una madre che protegge con la sua vita il suo unico figlio, in questo modo, con il cuore aperto si deve aver cura di ogni essere vivente irradiando amore sull’universo intero.

La pratica della Metta (dell’amore gentile) deve essere praticata sempre (fermi o camminando seduti o distesi) cioè in tutte le posizioni di meditazione e deve diffondersi in ogni luogo, e in ogni momento, incessantemente senza torpore.

E poi conclude dicendo che il puro di cuore, non legato ad opinioni (quante volte le nostre opinioni, così effimere e vane non ci fanno vedere l’altro) dotato di chiara visione e libero da brame sessuali non tornerà a nascere in questo mondo.

In conclusione il Buddha dice che la pratica dell’amore universale è la realizzazione stessa.

Questo sutra riveste un ruolo centrale nella pratica di tutti noi, ci esorta a non rendere la nostra pratica egoistica ed individualistica, ma ad aprirla a tutti gli esseri sensibili, perché solo chi pratica la metta è sul sentiero della pace, e per questo spesso il maestro Roland Yuno Rech dice che chi non pratica la gentilezza non è un suo discepolo, perché la gentilezza, l’amore gentile è una delle virtù insite nella pratica di zazen.

Josuel Shindo Ora

 

(il sutra in italiano è disponibile https://www.piandeiciliegi.it/it/testi-e-documenti/52-metta-sutta)

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