L’ ozio e il rientro

E così le vacanze sono finite.
Chissà perchè,ma per me l’anno inizia a settembre e non a gennaio.
Settembre è tempo di progetti, di proposte, di rinnovamento.
Di solito mi propongo degli obiettivi.
Dieta, un corso da seguire, una vita più sana.
Orari stabiliti e meno convulsi, sport.
Poi inevitabilmente ( nonostante le buone intenzioni ) piano piano, la vita caotica ed ordinaria riprende il suo controllo,e molto spesso, mi ritrovo al punto di partenza, con il disagio di non aver mantenuto gli impegni presi, lo stress che avanza e la vita che mi scorre sotto i piedi, inesorabile ed implacabile.
Chi si avvicina allo zen, alla meditazione zen, spesso si avvicina con gli stessi intenti.
L’entusiasmo, il bisogno di risolvere gli attriti interiori, la sofferenza, o più semplicemente un accostarsi ad un percorso spirituale, come cammino di crescita interiore.
I primi mesi sono esplorativi, a volte ricchi di entusiasmo, altre volte inquieti, ma molto spesso, quella persona a cui ci siamo affezionati, come fratello o sorella spirituale, sparisce.
I motivi di questa sparizione, dopo 20 anni di meditazione, posso comprenderli.
Si inizia con un piccolo dubbio, poi la svogliatezza, la pigrizia, le bugie dell’ego, e alla fine non si viene più.
Ci sta. E’ umano. E ci sta pure che lo zen, lo zazen non sia per tutti.
Questa estate ho imparato una cosa.
Ed è una cosa, che ho sempre considerato quasi un tabù, se non un peccato mortale.
Ho imparato l’arte dell’Ozio.
Come essere umano, ne avevo bisogno.
Un bisogno scevro dai condizionamenti, libero dai ruoli imposti dalla vita.
Monaco, compagno, padre, lavoratore.
A volte è necessario saper oziare. E qui non mi riferisco all’ozio pigro e sgradevole del lasciarsi andare al vizio, ma a quello salutare e risanatorio dell’ otium Romano.

LE VIRTÙ DELL’OZIO ROMANO
“L’otium dei Romani costituisce una dimensione del vivere tutt’altro che banale. Esso non va confuso, infatti, con la inertia, ossia (propriamente) l’assenza di ogni ars, la mancanza di abilità o ingegno; e neppure con la desidia, ossia lo “star sempre seduti”, il non far nulla. Al contrario con otium i Romani indicavano tutte quelle circostanze in cui si è liberi da impegni, siano essi politici, militari o religiosi. In questo senso l’ otium romano è una categoria molto bella perché non è morale, o moralistica, ma civile… ”

Ecco allora che si apre una possibilità.

Invece di sentirci schiacciati dagli impegni, e da noi stessi, l’ozio ci fornisce quello spazio interiore attraverso il quale possiamo rivedere i nostri impegni e buoni propositi, senza affondare e/o sentire un senso di sconfitta, laddove ci eravamo proposti dei buoni intenti.

Prima di prendere una decisione di abbandonare la Via, è sempre meglio condividere i propri dubbi, parlarne con i responsabili, chiedersi cosa sta succedendo dentro di noi.
Altrimenti quella piccola fiammella di dubbio e paura, non saremo più in grado di spegnerla, e allontanandoci dalla pratica, avremo perso una immensa possibilità di crescita spirituale e non solo.