L’ Io e l’inconscio ( e la Solitudine dell’ Uomo )

Scrive Jung

La Via della funzione trascendentale è un destino individuale. Neppure bisogna credere che una simile Via sia identica a un’anacoresi psichica, a un’evasione dalla vita e dal mondo.

L’Io e l’inconscio 1928

Si tratta, cioè di accettare tutto quanto si dà nella psiche e nel mondo come espressione di una vita che necessita dalla coscienza per essere completa. D’altra parte il testo stesso avverte che non si tratta di una Via per lo scansafatiche, e che la conoscenza portata dal processo rimane inaccessibile a chi imbocca la strada che lo riconduce alla Chiesa e, parimenti, a chi ripone le proprie speranze nel mondo della scienza. L’abbandonarsi ad un destino unico, che va accettato in un modo unico, e espresso magnificamente nel LIBER NOVUS ( Libro Rosso )

Bernardo Nante ( Guida alla lettura del libro rosso di C G Jung

L’ astro della tua nascita è una stella errante mutevole. Son questi, o figlio dell’avvenire i miracoli che testimonieranno che sei una vero Dio

Jung

Avvicinandomi per interesse personale e non solo, al pensiero di Jung, scopro sempre di più e con maggior interesse le similitudini nelle parole del grande psicoanalista e il percorso del pellegrino spirituale nella Via.
A tratti i contenuti di Jung sembrano ostici, il suo vocabolario è intriso di citazioni in latino, in greco, di espressioni che spesso mi rimandano al vocabolario, ma il succo del suo testamento mi sembra chiaro e luminoso.
In fondo, anche lo Zen che fa del paradosso una chiave di volta, non è semplice alla ragione, ma si sposta nei meandri psichici dell’individuo, alla ricerca di quello spazio intuitivo che ci permette di accedere ad una Verità – altra – ma personale e comune all’ Ordine Cosmico.

Quello che mi colpisce è la necessità, come cita Gesù nella cruna dell’ago, di immergersi nel profondo delle acque tenebrose che dopo averci rimandato la nostra immagine ( Narciso ) ci ripugnano proprio perchè oscure, come oscura è la nostra anima luminosa, fintanto che ad essa non accediamo coraggiosi e un pò folli ricercatori della luce.

Eppure nonostante le miliardi di parole, i grandi Maestri, e il silenzio assordante del naufragio dell’uomo nel corso dei secoli, siamo ancora qui, ad appellarci alla Chiesa, all’istituzione, raccontandoci a noi stessi della loro funzione ( disfunzionale ) necessaria, mentre invece tutto ciò che è davvero ( altro ) da noi stessi, non è altro che una distanza, voluta e costruita per rimanere distanti dal nostro processo di crescita.
E’ un meccanismo demoniaco, luciferino se vogliamo, e altre volte invece è totalmente all’insaputa di chi ergendosi a mentore o altro, ne è vittima, perchè di questo processo affacciato sulla superficie dell’ acqua, non ha saputo mantenere la stabilità psichica e finto vincitore si è emancipato nell’ Io e non nella esplorazione dell’ Inconscio.

Zazen che di per se è la visone del mondo ( il nostro mondo ) attraverso il silenzio e l’immobilità della postura, probabilmente non serve a nulla, come diceva Kodo Sawaki Roshi, se di questa visione non rimane altro che una immagine in cui specchiarsi.
Quella stessa immagine imprendibile e vuota che si sfrange nei flutti dell’ acqua, e che si beffa di noi all’infinito.
Serve coraggio, il coraggio di chi non ha nulla da perdere, perchè di fronte ad esso, c’è solo una possibilità e una scelta.
Il destino comune ed ineluttabile e beffardo della signora con la falce.